Acque

Nelle aree urbanizzate la tematica “acque” continua a rivestire una grande importanza considerate tutte le problematiche ad esse associate: il corretto funzionamento e la gestione della rete fognaria e di distribuzione, lo smaltimento delle acque di dilavamento delle strade, i fabbisogni idrici per i diversi usi, eccetera.

Il consumo di acqua per uso domestico e le perdite di rete rappresentano due indicatori importanti della tematica relativa all’utilizzazione delle risorse idriche nelle città e/o aree metropolitane. Il primo indicatore infatti, oltre a dare indicazioni sul consumo medio di acqua procapite al giorno,  aiuta a comprendere le abitudini della popolazione residente nelle città e/o nelle aree metropolitane e il relativo grado di sviluppo. Ad esempio ad una diminuzione dei consumi di acqua nell’arco di tempo considerato si possono far corrispondere vari fattori quali un uso più consapevole della risorsa idrica (ad es. maggiore consapevolezza del cittadino tramite campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione), l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia (ad es. lavatrici e lavastoviglie che limitano al minimo il consumo di acqua) o di semplici accorgimenti tecnici (ad es. il riduttore di flusso nei rubinetti) o ancora comportamenti che limitano o riducono gli sprechi (ad esempio non lasciare scorrere l’acqua dai rubinetti quando non serve), oppure comportamenti mirati ad utilizzare l’acqua potabile esclusivamente per quegli usi in cui è necessaria. Anche il secondo indicatore, calcolato come differenza percentuale tra acqua immessa in rete e acqua erogata (calcolata come acqua fatturata), dà indicazioni importanti. Ad esempio aiuta a capire dove si deve prioritariamente intervenire con opere di manutenzione e/o risanamento e/o sostituzione e/o adeguamento della rete di distribuzione idrica sempre con l’ottica della riduzione degli sprechi. Per contrastare le perdite di rete si ricorre spesso ad un aumento del  prelievo di acqua alla fonte, da cui consegue sia un impoverimento della risorsa  sia l’esposizione di alcuni territori a disservizi cronici con conseguenti misure di razionamento dell’acqua (registrate spesso nelle regioni del Sud). È evidente che per fronteggiare tale situazione sono necessari ingenti investimenti economici non sempre disponibili.

In relazione aisistemi di collettamento e depurazione, gli ambienti urbani considerati presentano differenti schemi fognario depurativi, che riflettono le caratteristiche del tessuto urbano e che non possono prescindere dalla consistenza del carico organico prodotto e della sensibilità delle aree recipienti. In particolare, per illustrare il grado di adeguatezza dei sistemi fognario-depurativi alla normativa nazionale e comunitaria, si ritengono significativi gli indicatori: carico generato dell’agglomerato (espresso in abitanti equivalenti); carico convogliato in reti fognarie (espresso in percentuale); carico trattato dai sistemi di depurazione (espresso in percentuale); conformità degli scarichi alle norme di emissione. Il grado di copertura territoriale del sistema fognario, espresso in percentuale sul carico organico prodotto dal centro urbano,  risulta piuttosto elevato in gran parte dei centri urbani considerati. Anche la percentuale di acque reflue depurate è risultata quasi sempre elevata nelle città selezionate, anche se in alcuni centri urbani permane una frazione non trascurabile di acque reflue non depurate.

L’insieme delle acque di balneazioneitaliane rappresenta il 25% di tutte le acque di balneazione europee. Il tema delle acque di balneazione si focalizza sul controllo e sulla gestione che, a partire dalla stagione balneare 2010, hanno seguito le nuove regole stabilite dalla Direttiva europea 2006/7/CE, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 30 maggio 2008, n. 116, al quale è seguito il Decreto attuativo 30 marzo 2010. Con la nuova direttiva le acque vengono raggruppate secondo classi di qualità (eccellente, buona, sufficiente e scarsa), determinate sulla base di valori relativi ad indicatori di contaminazione fecale; pertanto la suddetta classificazione ha una valenza sanitaria piuttosto che ambientale. In generale prevalgono  le acque di balneazione di eccellente/ buona  qualità, anche se permangono considerevoli criticità in molti casi (scolmatori di piena, dilavamento dei suoli, proliferazioni di specie algali potenzialmente tossiche).
Oltre che da inquinamento microbiologico, alcune acque di balneazione del nostro paese, in alcuni periodi della stagione balneare, sono interessate da due fenomeni ambientali quali la fioritura della microalga bentonica Ostreopsis cf. ovata, relativamente alle acque marine, e quella di alcune specie potenzialmente tossiche di cianobatteri in acque lacustri.
La proliferazione di questi microrganismi rappresenta un problema ambientale ancora oggi oggetto di studi, volti soprattutto all’individuazione delle cause che possano innescare la fioritura, allo studio delle tossine e gli impatti sulla salute umana e sugli organismi marini bentonici, oltre che alle misure di mitigazione e risanamento. Attualmente, per quanto riguarda i cianobatteri, non è ancora possibile fornire un quadro preciso della distribuzione a livello nazionale e dei fenomeni connessi, mentre per quanto concerne l’Ostreopsis cf. ovata invece è possibile conoscere la situazione in termini di presenza e di abbondanza lungo tutte le coste italiane interessate dal fenomeno.

Download Cap. 4 - Acque - XIII Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano Ed. 2017

Download Cap. 4 - Acque - XIV Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano Ed. 2018

 

Contenuti correlati:
Focus su ACQUE E AMBIENTE URBANO